LA MEMORIA OLFATTIVA (I^ parte)

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Ho sognato di essere al mare, in una trattoria in Grecia dove sono stata con mio padre l’estate in cui i miei genitori si sono separati. Non ho visto mio padre e neanche il posto, ma ero sicura di essere li. Mi sono svegliata ed avevo le lacrime agli occhi. L’odore – anche da sveglia – continuavo a sentirlo… è stato lui a farmi riconoscere quel posto…quell’odore unico, un misto di salsedine, yogurt e paglia – si sofferma un attimo – sono sicura che quell’odore l’ho sentito nel sonno, mi ha avvolto e mi ha fatto precipitare in un’emozione così forte da farmi svegliare…ho cercato di fuggire, era troppo per me.”

Prendo spunto dal racconto del sogno di Romina per parlarvi di un argomento che tratto da anni, che ho sperimentato in molti modi diversi e che continuo a studiare perché esercita su di me un’attrazione particolare: la memoria olfattiva.

L’olfatto è il più primordiale tra i nostri sensi. Nella settima settimana di gestazione si forma il nervo olfattivo, e a due mesi il feto riconosce già l’odore della mamma. Durante il parto, questa memoria olfattiva, renderà autonomo il neonato per cercare la fonte del suo nutrimento: il seno materno. Se sarà agitato o piangerà, basterà appoggiarlo sul torace della mamma perché si calmi: a calmarlo sarà ciò che lui già conosce, l’odore della pelle materna.

Tutto questo ha portato molto spesso a correlare olfatto ed istintualità. La memoria olfattiva è stata fondamentale da sempre, anche quando l’essere umano era meno evoluto di oggi, perché veniva usata per la sopravvivenza, per procurarsi il cibo o scegliere posti dove accamparsi e vivere.

Ancora  oggi si sente dire “vado a naso, un’espressione che racconta tanto, un’affermazione che garantisce una gran fiducia nella capacità di riconoscere attraverso l’olfatto.

Gli odori attraverso l’olfatto agiscono sul sistema limbico,  un sistema la cui principale funzione è quella di integrare le emozioni con i modelli di risposta corrispondenti a livello fisiologico e comportamentale.  

Le informazioni dell’esperienza che si sta vivendo vengono trasmesse dai neuroni olfattivi al nostro cervello e custodite all’interno del nostro “scrigno” personale in quello spazio che chiamiamo memoria emotiva.

Quando si vive una situazione, un suono o un luogo che scatena una reazione emotiva, senza che il soggetto ne abbia consapevolezza, si genera una sensazione che viene trasferita alla memoria emotiva. Ciò che differenzia l’esperienza olfattiva e la sua risposta dalle altre esperienze sensoriali è che essa sarà depositata nella memoria a lungo termine, quella memoria che non “invecchia” mai a che ci accompagna durante tutta la nostra esistenza.

Nella seconda parte di questo articolo vi aspetto per parlare di:

Come possiamo attingere alla memoria olfattiva e farne tesoro?

di Maria Antonietta Pelosi

#aromaterapia #memoriaolfattiva

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